Via Orefici

Via Orefici! Quanto ti lamenti!

La nostra ennesima gitarella fra le vie di Bologna ci ha portati ad immergerci nell’aria nostalgica del Quadrilatero.
Una strada bellissima,con negozi bellissimi. Tanti profumi,tanti colori.

Le attività,per la maggior parte sono il frutto di insediamenti fenici o quasi. Secoli di tradizione.
Qui  infatti il salumiere non lo trovi. Devi andare nella salsamenteria!
Il panettiere invece,non è un panettiere. È l’icona stessa della città.
Il negozio di dolciumi poi,non è un negozio di dolciumi. È la terra di nessuno in cui il colesterolo si condensa in nuove forme,in realtà mai sperate. I medici non riescono neppure ad entrarvi,a causa della loro integrità morale e professionale.
Ultimo,ma non ultimo,il suonatore di strada. Che ovviamente non è solo un suonatore di strada. Lui suona sotto la casa che fu di Chet Baker! E così sembra quasi che le canzoni che suona,siano meno brutte.

Insomma,anche se non lo sapete,siete in un posto che conta.

E conta soprattutto quando si parla di pedonalizzazione.
Cosa fa tremare gli ereditieri di secoli della tradizione tradizione culinaria di Bologna?
Semplice: il blocco permanente del traffico.

Sì! È stato il tormentone della nostra incursione. A parte qualche raro “sì,potremmo fare una prova”,i pareri dei proprietari e dei dipendenti delle attività,sono stati un coro compatto e fragoroso di “NO!”.

Perché?

Perché secondo la loro esperienza,proprio la chiusura della zona T comporterebbe un’inevitabile abbandono del centro. Il cataclisma. La fine. L‘Armageddon! Insomma,’na tragedia.

Noi,in quanto sherpa,speriamo si sbaglino. Speriamo sia possibile vivere il centro a misura di pedone. Muoversi liberamente senza le briglie delle auto,delle precedenze,dei motorini che ti tagliano la strada.

Ma chi siamo noi per dire a loro che hanno sbagliato tutto?

Sì,se c’è una cosa che abbiamo imparato in via orefici,è che malgrado si abbiano opinioni diverse,la comunicazione non deve assolutamente interrompersi. Abbiamo parlato molto,soprattutto seduti fra i filoni di pane del fornaio. Un signore agguerrito,ma disposto al dialogo. Uno che la sa lunga  insomma.

La domanda ora è: chi la spunterà?

Noi speriamo nella soddisfazione di tutti. Speriamo in un’aria respirabile e in un’economia che aiuti il centro a fiorire,non a spegnersi.

Quindi,se passeggiando per via Orefici,non mangerete più quel semplice panino imbottito allo stesso modo,ma vi domanderete la storia di colui che ha cotto il pane e di chi ha tagliato a fettine sottili il prosciutto,sapremo di aver fatto il nostro dovere di Sherpa.

Ultimo consiglio?

Un buon calice di vino con un’amica un po’ pettegola. E via Orefici sarà vostra!

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